Non si scambiano solo vestiti, ma si tramandano storie

Elena Clara Maria Rossetti, 25 anni e 25 mila follower su Instagram. Ma non ama essere chiamata influencer. La sua popolarità come “fuoriclasse della sostenibilità” non è altro che la conseguenza di un sua profonda passione che viene da lontano. Infatti, il faro che l’ha spinta verso questa prospettiva sono stati i suoi nonni che quando era piccola le facevano doni istradandola già verso questo mondo. Recentemente, durante un trasloco, ha ritrovato alcuni loro regali: un gioco per pulire il pianeta e un vecchio opuscolo con la guida al riciclo. Nel sangue di Elena Clara Maria scorre il colore green.

Appassionata di Life Cycle Assessment, ossia il calcolo e l’analisi dell’impronta ambientale di un prodotto, è riuscita a mettere in piedi un’organizzazione esistenziale votata a migliorare la sua vita in funzione di un eco-sistema più rispettoso. Il cambio di rotta radicale che l’ha portata al suo modello personalizzato, quasi scientifico, della gestione del suo essere sostenibile è stato un evento che lei definisce banale. Quando per ragioni di studio si trasferisce da Tortona a Roma ha cominciato a vivere in un appartamento condiviso con altre persone. Le sue inquiline non facevano bene la raccolta differenziata e la Municipale non ritirava la spazzatura lasciandogliela lì per giorni. Da quel momento si accorge che piccole azioni quotidiane potevano fare la differenza. 

Elena Clara Maria riversa la stessa attitudine e meticolosità anche nella gestione del suo guardaroba, composto al 60% di capi e accessori pre-loved.          

Quando nasce la tua passione per il second hand e quando hai acquistato il tuo primo capo?

Quando ero bambina mia nonna mi portava ai mercatini dell’usato e del vintage, anche in qualità di venditrice, mi invitava a vendere i giocattoli che non usavo più, mentre mio nonno collezionava orologi e francobolli. Sono sempre stata affascinata dalle cose che vengono da lontano. I primi capi di pre-loved sono quelli che mi hanno dato mia nonna e mia mamma. Invece, nel 2011, ho comprato il mio primo capo second hand. Era una maglietta di Versace con delle trasparenze. Era bellissima. Tra i primi acquisti c’è anche un vestito sartoriale azzurro con colletto Peter Pan e bottoni foderati. Mentre la prima cosa che ho venduto è stato un paio di occhiali vintage che appartenevano a mia madre.

Uno dei primi acquisti second hand di Elena Clara Maria

Ci puoi raccontare come organizzi e da come è composto il tuo guardaroba?

Cominciamo con il dire che ho totale consapevolezza dei pezzi, dei mattoni che costituiscono il mio guardaroba. Ho tutto archiviato su un documento Excel, che si chiama “Building Blocks”, e ho listato le informazioni di ogni singolo capo come la data di ingresso nel guardaroba, colore, tessuto, stampa, brand etc. Ho classificato loro anche sul mio livello di gradimento, cioè se quell’indumento mi fa stare bene quando lo indosso: così così, si, no, preferito. Posso dirti esattamente cosa ho nel mio armadio a oggi tra abbigliamento estivo, mezza stagione e invernale:

  • 36 magliette
  • 23 pantaloni
  • 30 vestiti
  • 30 scarpe
  • 18 capispalla
  • 23 gonne
  • 15 short
  • 48 maglioni

Sembrano e sono tantissime cose, lo so, ma per il 39% si tratta di capi che ho ricevuto dalla mia famiglia, dai miei amici o dalle aziende, e il percorso per capire quali siano effettivamente i miei building blocks, i capi che mi tengono insieme, è molto lungo. Sono un po’ una maniaca, sarà che sono della vergine. Ho iniziato a fare questo lavoro e a mantenerlo nel tempo perché secondo me è l’unico modo per renderci conto di quanto realmente abbiamo. Fino a quando non lo metti nero su bianco non lo capisci e io avevo la necessità di trovare un metodo per essere più consapevole e di tenere più sotto controllo anche per limitare il superfluo.

Gli accessori preferiti di Elena Clara Maria

Cosa ti guida nella scelta di tenere un capo o di darlo via?

A parte tenere un indumento perché mi piace e trovo che mi stia bene, per me molto ruota tutto al legame affettivo che ho verso un capo o la storia che mi immagino ci sia dietro. Durante il primo anno di università ho fatto un viaggio a Bruges e in quella occasione mi sono comprata un blazer. Il suo modello era molto fluido, e a un certo punto ho iniziato a pensare che indossare cose più rigide mi avrebbe aiutato a sentirmi una persona più solida, così ho deciso di venderlo su una piattaforma di second hand. Nella scatola destinata alla persona destinataria ho voluto aggiungere una lettera che raccontasse la storia del mio blazer, pensando che potesse farle piacere. La ragazza mi ha anche risposto e da quel momento siamo diventate amiche di penna. Confesso che ogni volta che mi metto qualcosa proveniente da qualcun altro fantastico su questa persona e cerco di immaginarmi chi è o che vita ha colei che lo ha indossato prima di me. 

Quindi mi vuoi dire che scambiare abiti significa anche conoscere nuove persone?

Esattamente, non si fa solo bene all’ambiente ma fai bene anche a te. Tra le tante ho un’altra bella storia da raccontarti. Avevo un paio di stivaletti di mia mamma, erano molto rovinati e purtroppo non del mio numero. Ho trovato una ragazza che ha deciso di prendersene cura e li ha rimessi completamente a nuovo. Il fatto che lei fosse riuscita a far continuare la storia degli stivaletti mi ha creato una grande emozione. Gli abiti non sono solo abiti, il fatto di estendere la loro esistenza è come allungare quella di coloro che li hanno indossati.

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